Cap 65  - La caverna degli errori

3° Ches – Cloakwood

Il combattimento contro il gigantesco treant inizia senza troppe cerimonie.
Tutti si lanciano all’assalto immediatamente: frecce che sfrecciano tra i rami, asce che si abbattono sulla corteccia, pugnali psionici che guizzano nell’aria e persino spadoni usati con l’entusiasmo di chi si è stancato di risolvere ogni problema con la magia.
Il grande albero prova a resistere: con un gemito profondo che attraversa tutta la foresta, richiama persino due alberelli più piccoli in suo aiuto. Una scelta coraggiosa, ma non particolarmente efficace perché nel giro di pochi istanti il sottobosco è ricoperto di schegge, foglie e rami spezzati. Gli alberelli vengono ridotti a legna da ardere e il povero treant rimane da solo, malconcio e ormai a un passo dal crollare.
A quel punto basterebbe finirlo. Una cosa semplice, rapida ed efficiente, ma naturalmente non va così. Tra colpi mancati, attacchi poco convinti e una sorprendente incapacità collettiva di infliggere il danno decisivo, gli eroi riescono nell’impresa quasi impossibile di prolungare l’agonia di un albero che dovrebbe essere già caduto da diversi round.
Poi arriva il turno di Myra.
Lei potrebbe chiudere tutto velocemente, ma una domanda le attraversa la mente: “Perché non lo  famo strano?”
Perché usare i suoi poteri quando potrebbe risolvere la situazione come una vera guerriera? Dopotutto Britz si sente uno gnomo senza esserlo davvero, lei può benissimo sentirsi una warrior. Così stringe il pugno e si lancia contro il tronco con assoluta convinzione.
L’albero non sembra particolarmente impressionato, le nocche di Myra, invece, sì. Quando ritrae la mano, l’unico risultato concreto ottenuto è una discreta quantità di pelle lasciata sulla corteccia.


Nel frattempo Vryssal ha individuato priorità completamente diverse. Si arrampica agilmente tra i rami del treant e raggiunge la cima con l’evidente intenzione di cavalcarlo durante la caduta, già pronto a gridare «Sono il re del mondo!» mentre precipita verso il terreno.
Cristona, che possiede una concezione della delicatezza molto personale e ispirata dalla sua beniamina, decide di risolvere la questione con un pugno talmente violento da trapassare il legno da parte a parte. E finalmente il gigante cede. 
Il tronco si inclina. Le radici si spezzano.
L’albero inizia a precipitare. Solo che, come spesso accade, il pericolo arriva proprio quando tutti pensano che sia finita, perché il treant non cade dove dovrebbe, cade verso Myra.


Per un istante sembra inevitabile, poi Vryssal si muove: si lascia cadere dai rami, atterra quasi in corsa, afferra la warlock e la trascina fuori dalla traiettoria un attimo prima che tonnellate di legno si schiantino al suolo.
Per qualche secondo cala il silenzio, poi dai compagni si alza un coro collettivo di: Awwwwwwwwww...»


Lasciatosi alle spalle il treant il gruppo prosegue lungo un sentiero sempre più scosceso che scende verso il basso, tra rocce umide e pareti coperte di radici. In fondo, nascosta tra la vegetazione, si apre una grande caverna.
Per qualche attimo tutti si domandano se tutto quello non sia solo che una trappola ben congegnata, ma in fin dei conti, se ne fregherebbero lo stesso.
All'ingresso scoprono però un piccolo dettaglio: per accedere ufficialmente alla riunione bisogna prestare un solenne giuramento di fedeltà a Slarkethel ed entrare formalmente nella Società del Kraken. Myra, tutto sommato, sembra persino disposta a valutare la cosa, ma gli altri tre molto meno. Così nasce un nuovo piano che coinvolge inevitabilmente le famose pallette pelosette di Vryssal; dopotutto da quelle sfere magiche potrebbero uscire creature discrete, silenziose e adatte all'infiltrazione.
La prima palletta esplode in una nuvola di magia e genera un gigantesco alce dalle corna monumentali, perfetto per una missione furtiva e Britz se ne innamora all'istante. Gli salta in groppa e inizia a cavalcarlo avanti e indietro come un bambino che ha appena ricevuto il regalo più bello della sua vita.
 

La seconda palletta, fortunatamente, produce un piccolo furetto; molto meno spettacolare, molto più utile.
Nel frattempo Myra decide che aspettare è sopravvalutato e, approfittando di un attimo di distrazione generale, prova semplicemente a entrare. Sfugge alla presa di Britz, mette un piede oltre il confine della grotta e finisce addirittura per ruzzolare all'interno.
Aspetta… aspetta… aspetta e  non succede niente. A quel punto organizzano l'avanzata: prima il furetto, poi Vryssal a distanza di sicurezza e infine Myra qualche metro più indietro. Cristona e Britz, nel frattempo, restano fuori occupatissimi a giocare con l'alce.
Quando Vryssal oltrepassa l'ingresso, però, qualcosa cambia. Lo colpisce una pressione invisibile, come un peso sulla mente. Una sensazione sgradevole e opprimente, come se la grotta stessa lo stesse rifiutando. Si sente indesiderato e fuori posto, come se ogni pietra attorno a lui sapesse che non dovrebbe essere lì.
Myra, invece, non percepisce assolutamente nulla.
Anzi.
Più si addentra, più comincia a distinguere delle voci. Una litania profonda, cadenzata.
Davanti a lei si apre una grande sala illuminata da luci tremolanti. Sette figure incappucciate circondano un simbolo sacro del Kraken tracciato sul terreno. Tra loro si riconosce chiaramente Abelyn e al centro del cerchio ci sono tre ragazzi: due ragazze e un ragazzo adolescenti che sono legati e terrorizzati.
Uno degli officianti immerge lentamente un pugnale in una ciotola piena di liquido trasparente mentre le litanie continuano senza sosta e le suppliche dei prigionieri riecheggiano nella caverna.
Entrambi capiscono immediatamente che stanno osservando un sacrificio di sangue dedicato all'antica divinità degli oceani.


E qualcosa, dentro di lei, si muove, forse una sensazione lontana. Forse un ricordo incompleto, come una campanella che suona da qualche parte nella memoria.
Per un istante si chiede se quelle parole, quelle preghiere e quelle invocazioni non le abbia già sentite in passato. Magari durante il sacrificio che ha cambiato la sua vita.
Nel frattempo Vryssal continua a ragionare. I due comunicano telepaticamente, scambiandosi idee e teorie nel tentativo di dare un senso a tutto ciò che sta accadendo.
Finché il mezzelfo formula un'ipotesi che colpisce Myra più di qualsiasi altra.
«E se fosse stata Umberlee a salvarti? Se il tuo patto fosse stato stretto con lei?»
La warlock resta immobile perché, improvvisamente, molte cose sembrano combaciare: le voci discordanti, i messaggi contraddittori, le sensazioni opposte che continua a ricevere.
Se Umberlee e Slarkethel sono davvero due facce della stessa medaglia... forse non è impossibile che entrambe abbiano lasciato un segno dentro di lei. Una potrebbe averla salvata, l’altro potrebbe averla reclutata. Ma non c'è tempo per approfondire: Myra tenta un collegamento telepatico con uno dei ragazzi legati e per un attimo riesce a stabilire il contatto, ma dall'altra parte trova solo paura e il rischio di essere scoperti aumenta.


E mentre il rituale prosegue e il pugnale continua a brillare alla luce delle torce, una domanda rimane sospesa nell'aria.
Gli eroi possono fermare quel sacrificio, ma più di tutto… Vogliono davvero farlo?









 

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