Cap 62 - L'onda che conosce il suo nome
29° alturiak –
orlumbork
Al ritorno dal
bagno, Delshara sembra quasi un’altra persona.
Più rilassata.
Più lucida. Leggermente sudata, sì, ma con quell’aria soddisfatta di chi ha
appena lasciato andare ogni male del mondo e adesso può finalmente concentrarsi
sugli affari seri.
E infatti torna
subito al punto: lei da Orlumbor non si muove. Non esiste cifra, minaccia o
supplica che possa convincerla a lasciare il suo cantiere. Se qualcuno vuole i
suoi servizi, sarà quel qualcuno a dover arrivare fin lì. Fine della
discussione.
Gli eroi
provano comunque a smuoverla. Tirano fuori perfino dalle tette di Myra delle
perle dal valore considerevole – circa duemilacinquecento monete d’oro – ma
Vryssal, il project manager finanziario della compagnia, inizia immediatamente
a spazientirsi. Brontola che quei soldi non li rivedranno mai più, che stanno
buttando patrimoni in cose discutibili e, per una volta, forse non ha nemmeno
tutti i torti.
Mentre la
trattativa prosegue, il mezzelfo inizia a guardarsi intorno con crescente
interesse. Studia la stanza, gli spazi, le persone… e soprattutto pensa
intensamente a come avvelenarli tutti.
Si offre quindi
di preparare il caffè per tutti, ma Ginger Leen – perché quello è il vero nome
di Delshara – sembra intuire che lasciare Vryssal vicino a bevande destinate ad
altri esseri viventi sia una pessima scelta strategica. Così manda
immediatamente uno dei suoi uomini fidati a occuparsene: Rocco Siffredi
Come se non
bastasse, Ginger Leen indica poi un altro individuo seduto poco distante,
presentandolo con assoluta serietà come il suo collaboratore più fidato, l’uomo
perfetto da mettere davanti ai clienti.
Ron Jeremy, che
si gratta distrattamente il pacco, si scaccola e poi osserva il risultato.
Nel frattempo,
approfittando di una distrazione generale, Vryssal tenta comunque di portare
avanti il suo piano. Con movimenti mediamente impacciati ma sorprendentemente
efficaci, riesce a contaminare i caffè senza farsi notare davvero.
O almeno… così
crede.
Perché proprio
mentre si muove tra tazze e veleni, qualcosa di strano accade.
Le loro menti
vengono inghiottite da una sorta di foschia mentale e tutto ciò che li circonda
svanisce di colpo, come un’onda gigantesca che spazza via la realtà stessa. Non
esistono più pareti, tavoli, caffè avvelenati o cantieri navali. Solo blu.
Blu ovunque.
Un’enorme
distesa d’acqua priva di confini, di profondità, di direzione. Nulla sopra.
Nulla sotto. Solo quella sensazione soffocante di essere sospesi dentro
qualcosa di vivo.
Poi l’acqua si
muove.
Una figura
immensa inizia a formarsi davanti a loro, simile a un’onda che si piega su sé
stessa e si srotola lentamente nella loro direzione. Quando si infrange, prende
una forma quasi umanoide, alta più di due metri, attraversata all’interno da
lampi luminosi che pulsano come vene sotto la superficie del mare.
E mentre
avanza, porta con sé qualcosa di peggio della paura.
Una sensazione
di mutamento.
Come se ogni
cosa potesse perdere la propria forma da un momento all’altro. Come se quella
presenza non volesse semplicemente ucciderli, ma cancellare ciò che sono per
trasformarli in qualcos’altro.
La situazione
degenera immediatamente. Cercano riparo come possono e riescono a trincerarsi
dietro un Wall of Force. Poi Myra decide di esplorare la mente di quella
strana creatura e lo sente chiaramente:
una forza intangibile che le invade i pensieri e la blocca per un istante,
lasciandola immobile, incapace di capire cosa fare. E proprio in mezzo a quella
pressione mentale, qualcosa continua a ripetersi dentro la sua testa. Un nome.
Sempre lo stesso.
Vryssal.
Ancora.
E ancora.
Come il rumore
di un’onda che continua a infrangersi sugli scogli.
Senza pensarci
troppo, la warlock afferra il mezzelfo per le spalle e lo spiaccica contro il Wall
of Force, urlando alla creatura cosa voglia da lui. Ma l’onda non risponde
davvero. Continua solo a muoversi, ritmica, cupa, schiantandosi contro la
realtà mentre ripete quel nome.
E il concetto
che accompagna tutto questo è sempre lo stesso: mutamento.
Poi iniziano i
colpi.
Piccole
scariche mentali continue che investono tutti tranne Vryssal, fastidiose
all’inizio… devastanti dopo pochi istanti. La pressione aumenta, le teste
pulsano, la concentrazione vacilla e il gruppo inizia lentamente a perdere
lucidità.
A quel punto
Vryssal prende la decisione di lanciarsi dentro l’onda. Da dentro tenta di
parlarle, di stabilire un contatto, e invece di essere distrutto trova qualcosa
di completamente diverso: protezione. Calma. Una sensazione quasi rassicurante,
come essere cullato dall’acqua stessa.
Fuori, invece,
gli altri continuano a prendersi mazzate mentali sempre più violente. Sia
dall’onda che tra di loro in diversi momenti di poca lucidità.
Tentano come
possono di non colpire direttamente la creatura per paura di ferire il loro
compagno – tutti tranne Cristona, che se ne sbatte completamente e continua a
menare alabardate sull’onda con la delicatezza di una mezz’orca incazzata.
Nel frattempo,
dall’interno, Vryssal continua a ricevere messaggi di pace e tranquillità così
piacevoli che non sembra avere alcuna fretta di uscire ad aiutare i compagni.
«No no, ma sto
agendo da dentro»
Myra, nel caos generale, rischia seriamente di finire stesa dopo un paio di frecce di Britz tirate con fin troppa convinzione, e a quel punto il gruppo capisce che o reagisce subito oppure lì ci muoiono davvero.
Così smettono
di trattenersi.
In pochi colpi
l’onda inizia finalmente a cedere, si spezza, si infrange su sé stessa fino a
dissolversi completamente e subito dopo il mondo cambia ancora.
Di colpo si
ritrovano nuovamente nell’ufficio di Ginger Leen.
Tutto è al suo
posto.
Ginger
Delashara li guarda male esattamente come prima, aspettando solo che se ne
vadano dal suo cantiere, come se nulla fosse mai accaduto. Nessun segno dello
scontro. Nessuna traccia di ciò che hanno appena vissuto.
E proprio
questo è il dettaglio peggiore.
Perché
significa che non è stata Delshara. Non è stata la Strega delle Onde a
trascinarli in quel luogo. Qualcos’altro li ha raggiunti. Qualcosa di enorme.
Antico. Potente e soprattutto qualcosa legato a Vryssal.
Solo loro sanno
cosa è successo davvero. Nessuna prova, nessuna ferita visibile, niente che
possa dimostrare quell’assurda battaglia mentale. Ma una cosa è certa: Ginger
Leen deve essere portata a Baldur’s Gate.
Viva.
E mentre il
gruppo esce dal cantiere iniziando già a discutere su come rapire una strega
nel cuore della notte senza mandare tutto in fiamme, Vryssal resta indietro per
qualche istante, ancora intrappolato nei propri pensieri.
Ripensa a
quell’onda. A quel nome ripetuto all’infinito. E soprattutto alla domanda
peggiore di tutte.
Perché quella
cosa sembra conoscere lui?





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