Capitolo 58 - Cristona arriva, non colpisce e diventa subito parte integrante del gruppo.
Baldurs’ Gate, torre di Ramazit - 27° Alturiak
Le foglie della betulla cadevano piano. Cristona le vide scendere una alla volta, dalle fronde ormai ridotte a ceppi pronti da ardere, come se non fosse successo niente. Come se non ci fosse stato tutto quel rumore, tutta quella violenza. Come se la signorina Myra non avesse appena rischiato di cadere sotto quelle frustate
Era strano; sembrava tutto calmo, ma non lo era davvero.
Respirava forte, e lo sentiva nel petto, in gola, nelle braccia che ancora le tremavano per lo sforzo. L’aria sapeva di qualcosa di rotto, di bagnato, di… non lo sapeva descrivere nemmeno lei, ma di certo non era un odore buono.
Per un attimo pensò di parlarle, di chiederle come stava. Ma le parole non erano mai state sue amiche, eccezion fatta per quelle che strimpellava con la concertina.
Inoltre la signorina Myra la faceva sentire stramba. Quando apriva la bocca un nodo le artigliava la voce. Troppa bellezza in un corpo così piccolo, troppa profondità in quegli occhi del colore delle profondità marine.
Un rumore dall’alto arrivò abbastanza forte da farle dimenticare tutto il resto.
Capì subito che non era finita e allora non pensò più a niente.
Solo che doveva andare.
E andò.
Le gambe si mossero da sole, due gradini alla volta, finché non si ritrovò al piano superiore, inghiottita da un’oscurità totale.
Non vedeva nulla, ma sentiva tutto: il rumore del cuoio che si tendeva, corpi che si muovevano a pochi passi da lei, fruscii nel buio che sembravano arrivare da ogni direzione. Il respiro le si fece più corto, più attento, come se anche quello potesse tradirla.
Per un attimo provò a capire, poi smise e l’istinto prese il sopravvento perché in certi momenti non serve pensare, basta agire.
Non vedeva nulla, ma era come se il suo corpo sapesse già cosa fare. Ruotò su sè stessa, l’ascia stretta tra le mani seguendo i suoni nel buio come se fossero qualcosa da afferrare. Un passo, poi un altro; il peso dell’arma che scendeva deciso, pieno. Quindi colpì con tutta la forza possibile. L'impatto fu devastante, non metallo contro armatura, niente di quello che si aspettava, era qualcosa di più... morbido?
Il respiro spezzato a metà, le mani ancora serrate sul manico dell’ascia come se però non le appartenessero più e un «ahi» di una di quelle voci che conosceva bene, ormai.
Non c’era bisogno di vederlo, perché, il cuore fermo in gola che batteva forte tanto da rimbombarle nelle orecchie, le stava già parlando.
«Signor Britz?» Lasciò andare l’aria che non si era accorta di trattenere facendo un mezzo passo indietro bloccandosi totalmente.
«Il mio orecchio!» sbraitò lui.
Come avrebbe fatto a farsi perdonare, proprio da lui?
Intanto, intorno, il buio non rimase mai davvero silenzioso. Voci concitate, strappi, il suono secco di catene, Ramazith che veniva trascinato senza alcuna grazia, strattonato come un oggetto, come qualcosa che non aveva più alcun valore se non quello di essere portato via.
Cristona non vedeva, ma sentiva tutto.
Poi, finalmente, fu luce, ma non una luce qualsiasi, più un’esplosione a giorno.
Myra salendo le scale – sembrava quasi levitasse tanto era aggraziata – sprigionava un bagliore accecante, quasi violento nella sua intensità e la stanza venne strappata all’oscurità e tutto, finalmente divenne chiaro.
Ramazit, legato come una salsiccia appesa, era sovrastato da un polpo, mentre Yartra lo portava via.
Dentro di lei, nella parte più profonda, sotto tutti quei muscoli verdi, qualcosa non si era rimesso a posto; il colpo a uno dei suoi eroi ancora le bruciava le mani e la faccia, anche se la battaglia proseguiva imperiosa. I passi, in quel piccolo spazio ristretto si incrociavano e rincorrevano come in una danza vorticosa, mentre il tempo sembrava accelerare, stringersi e diventare qualcosa che non poteva più a seguire davvero.
In quel preciso momento Yartra si mosse con un movimento rapido e preciso e l’aria stessa, davanti a lei, si aprì: un portale si formò nella stanza come uno specchio luminoso pronto ad accogliere la fuga della donna dalle oscure magie.
Myra non esitò. Cristona quasi non fece in tempo a capirlo che già si stava muovendo. La vide infilarsi nel caos con un mezzo sorriso strano, fuori posto, come se stesse agendo in maniera normale.
«Permesso...» la sentì brontolare ridacchiando.
La mezz’orca batté le palpebre più volte, pensando così di poter capire meglio e per un istante le venne quasi da ridere al pensiero di quello che stava accadendo.
Si stava buttando dentro alla mischia, da sola. Non era fatta per quello, lo sapevano tutti, lo sapevo di certo anche lei, eppure lo stavo facendo lo stesso.
Cristona fece un mezzo passo in avanti, istintivo, quasi a volerla fermare, ma ormai era troppo tardi. I nemici si erano già chiusi attorno a lei, e Cristona sentì qualcosa stringerle lo stomaco; non certo paura. Un misto confuso, pesante che, per un attimo, coprì il rumore della battaglia.
Istintivamente guardò nella direzione del signor Vryssal; tutto il fanclub shippava ormai i due. Tutti sapevano – anche senza dirlo a voce alta – che tra lui e Myra c’era qualcosa; cosa, però, non era dato saperlo. E, da grande fan della Compagnia del Cervelletto, Cristona non poteva non sperare, ogni volta, che succedesse qualcosa di più.
Qualcosa di… finalmente chiaro, se non a loro, quanto meno a tutti i loro followers.
Ma quando lo trovò, Vryssal non sembrava preoccupato. Non davvero. Stava… sogghignando.
Quell’espressione che gli compariva quando aveva già deciso cosa fare, quando qualcosa gli stava girando in testa e sapeva che avrebbe funzionato. O che almeno valeva la pena provarci.
Cristona lo fissò per un istante e capì che nemmeno lui sapeva cosa stesse per fare, ma stava per farlo comunque e lei lo avrebbe aiutato. Qualunque idea gli fosse passata per la a testa, lei doveva esserci, doveva tenere il passo, doveva essere all’altezza.
Intorno a lei, però, tutto continuava a muoversi troppo in fretta.
Il signor Britz si mise ad aggeggiare con un coso che sembrava una scatola, chiaramente magico perché subito dopo il vecchio porc— Ramazith, si ritrovò rinchiuso in una sfera. Cristona stava quasi per ruggire di gioia, ma gli altri ebbero reazioni diverse, inspiegabili.
La fattucchiera nemica sogghignò, sbeffeggiando il signor Britz.
«Che cazzo c’hai da ridere!» sbraitò la ragazzona verde.
La mezz’orca sentì salire la rabbia, sporca, confusa, ancora mescolata a tutto quello che non era riuscita a sistemare, e colpì.
L'ascia si schiantò contro lo spigolo della porta, il legno esplose in migliaia di schegge, un rumore secco che riempì la stanza, ma tanto bastò perché Vryssal trovasse un varco.
Si infilò spintonando tra i tentacoli del polpo e il pugnale del cultista, proprio mentre Yartra attraversò il portale, svanendo oltre la soglia.
Tutto all’improvviso cambiò: il corpo di Myra sembrò irrigidirsi, dominato da qualcosa di più forte della sua volontà e volse lo sguardo verso il signor Vryssal alzando le mani e scagliandogli contro due potentissimi eldritch blast. Sul suo volto si disegnò qualcosa di diverso. Non era rabbia, sembrò quasi paura e lo colpì in pieno petto. L'impatto fu violento, abbastanza da far pensare che potesse cadere, ma non lo fece e, con un gesto lento, quasi infastidito, si spolverò via la polvere come se non fosse successo nulla.
“Wow” pensò “Sono proprio loro i più forti in circolazione!”
Il movimento fu così veloce, che per un attimo, Cristona non fu nemmeno sicura di averlo visto davvero. Le sembrò tutto più lento, come se il tempo si fosse allungato solo per quel preciso istante. I muscoli del mezzelfo si tesero, scattò e poi Vryssal fu addosso a Myra, le braccia che la avvolgevano senza esitazione tirandola a sè.
E poi—
Il bacio.
Ma mica uno di quei baci veloci, rubati, buttati lì senza interesse.
No davvero.
Un bacio vero. Di quelli che ti fanno dimenticare dove sei, cosa sta succedendo e chi ti sta attorno.
Così rimase ferma a guardarli per un secondo di troppo; sorrise presa da un moto di tenerezza e un pizzico di meraviglia e anche dalla voglia assurda di non muoversi e rimanere ferma a guardarli, anche a costo di risultare leggermente creepy.
Quello, esattamente quel bacio, sarebbe bastato a Myra per riportarla indietro, per strapparla via dalla magia, dal controllo. E difatti così fu. Nonostante tutto intorno a loro il combattimento continuava a infuriare, loro rimasero lì, fino a quando anche l’ultimo cultista cadde.
La mezz’orca fece un passo avanti, verso il portale ancora aperto, potenzialmente instabile, che sembrava essere un invito silenzioso all’inseguimento. Dall'altra parte non si vedeva nulla di chiaro, qualcosa che sembrava richiamare, senza davvero mostrarsi.
Non ci pensò troppo.
Si mosse veloce verso la luce che emanava, pronta a lanciarsi all’inseguimento di Yarta e Ramazith, ma qualcosa la bloccò: una presa salda, più forte di quanto si sarebbe aspettata, una Myra forse troppo preoccupata per l’incolumità di qualcuno, forse per la propria...
Il tempo di un battito, di un’indecisione tra le frustate di Vryssal che attraversavano il portale, e questo si richiuse, lasciando nella stanza solo il vuoto e la certezza che ormai Ramazith fosse dall’altra parte.
Il silenzio che ne seguì fu pesante e quando salirono al piano superiore, la speranza durò poco perché i registri erano spariti. Le informazioni sui mercenari, tutto quello per cui erano arrivati fin lì, era stato portato via.
Avevano fallito.
Non era rimasto niente di utile, solo scaffali vuoti e la sensazione di essere arrivati troppo tardi.







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