Capitolo 57 – Il combattimento alla torre.
27° alturiak - baldurs’ gate, torre di Ramazith
Quando i quattro si affacciano all’interno della torre, la scena che si apre davanti a loro ha qualcosa di irreale.
Una battaglia infuria nel grande acquario incastonato nella parete, un’enorme massa d’acqua sospesa che ora sembra più un campo di guerra che un elemento decorativo. Le razze volanti, gli ixitxachiti, emergono dalla vasca con movimenti fluidi, quasi eleganti, scivolando nell’aria come se fosse il loro elemento naturale. Planano sopra le teste dei cultisti, colpiscono, si ritirano, si disperdono.
E poi cadono uno dopo l’altro, sotto i colpi pesanti dei cultisti in armatura bianca, che rispondono con una violenza metodica, senza esitazioni, trasformando quella danza acquatica in una macelleria.
Il combattimento è rapido, non c’è spazio per strategie elaborate, né per esitazioni: ognuno si getta nello scontro con tutto ciò che ha, come se fermarsi anche solo un istante significasse perdere il controllo della situazione.
Myra, per un attimo, sembra vacillare. Dentro di lei qualcosa si spezza in due direzioni opposte: da una parte il desiderio brutale di annientare tutto ciò che si muove, di ridurre il caos a silenzio; dall’altra la necessità di capire, di fermarsi, di strappare risposte prima che tutto venga inghiottito dalla violenza.
Ma le risposte non arrivano così decide di smettere di cercarle e, quando anche l’ultimo cultista in armatura bianca resta davanti a lei, lo trafigge senza esitazione, mettendo fine a uno scontro che sembrava già deciso ancor prima che iniziasse.
Rimane solo quello in armatura blu, che viene legato come un salame e immobilizzato, mentre il silenzio torna lentamente a riempire la stanza, spezzato solo dal respiro dei sopravvissuti e dal gocciolio dell’acqua che ancora cade dall’acquario distrutto.
Gli eroi salgono gli scalini a chiocciola due alla volta, spinti da quei rumori di battaglia che filtrano dall’alto come un richiamo costante. Il respiro si accorcia, il passo si fa più rapido, mentre alle loro spalle Ramazith resta al piano terra, lontano, forse per prudenza, forse per incapacità di tenere il passo con qualcosa che non sia un bicchiere.
Il piano superiore si apre in modo inatteso.
Un giardino.
All’interno della torre, come un frammento rubato a un altro mondo, crescono piante rigogliose, tenute in vita da una magia che si percepisce nell’aria stessa. Fiori splendidi, colori saturi, un silenzio irreale… spezzato dalla violenza.
Sulla sinistra, una betulla - elegante, luminosa - combatte.
I rami si torcono, fendono l’aria, colpiscono con ferocia due cultisti impegnati in un corpo a corpo disperato, trasformando quel giardino in qualcosa di selvaggio, ostile, vivo nel senso più pericoloso del termine.
Cristona, però, non si lascia distrarre.
Segue il suo istinto - o forse quel flusso caotico che crede essere la sua coscienza - e continua a salire, lasciandosi alle spalle lo scontro, fino a raggiungere il livello successivo.
Una biblioteca ampia e silenziosa.
L’aria sa di polvere e conoscenza, e per un attimo sembra quasi che tutto possa fermarsi lì. A terra giacciono due cultisti, privi di vita, e poco distante una porta chiusa, discreta, che suggerisce la presenza di qualcosa di nascosto.
Ma non è la porta ad attirare l’attenzione, sono i libri. All’inizio è solo un movimento impercettibile, poi uno scaffale vibra, poi un altro e infine, come richiamati da una volontà propria invisibile, i volumi si sollevano, si staccano dagli scaffali e iniziano a svolazzare nell’aria, circondando Cristona in una nube compatta, viva e inquietante.
I suoi compagni la raggiungono di corsa, irrompendo nella stanza proprio mentre quella tempesta di carta e magia prende forma.
E lì, nel caos sospeso, Myra ricorda la cantilena che Ramazith aveva intonato poco prima, quella stessa che aveva placato le sue creature. La riprende, la modella, la lascia uscire con voce ferma, armoniosa, come se fosse sempre stata sua e la magia si diffonde nella stanza; e così i libri si fermano. Uno dopo l’altro, come richiamati a un ordine che non possono ignorare, si allontanano da Cristona, tornano docili, silenziosi, e si posano nuovamente sugli scaffali.
Britz agisce d’istinto, come gli succede spesso quando il tempo per pensare semplicemente non c’è o quando decide che pensarci è sopravvalutato. Si avvicina alla porta chiusa e prova ad aprirla, senza troppi giri, senza troppe precauzioni. La risposta è immediata e la ritira con un sussulto e un piccolo taglio che pulsa.
Cristona, che nota tutto, non è tipo da fermarsi a riflettere davanti a una porta. Abbassa la spalla e si prepara a caricare, ma proprio mentre si prepara all’impatto, una voce che riconosce subito la blocca: dal piano inferiore, Ramazith sta urlando contro i cultisti, minacciandoli con un pugnale sgualfo e anche contro la sua stessa betulla, che si è trasformata in qualcosa che non riesce più a controllare.
E a quel punto non c’è più molto da decidere, tutti, tranne Britz che sceglie di restare in alto, pronto a colpire come un predatore silenzioso, si precipitano di sotto, a salvare quel vecchio che, lucido o no, resta comunque il centro di tutto.
Lo scontro con i cultisti, per quanto violento, non è la vera minaccia; la vera minaccia è la betulla.
I suoi rami si muovono con una furia cieca, frustano l’aria e la carne senza distinzione, colpendo con una forza che lacera, che lascia segni profondi. Ramazith tenta di fermarla, ma non ci riesce. È come se la magia che la tiene in vita fosse ormai fuori dal suo controllo (o come se servisse un dispel e lui non lo avesse).
Poi, in un lampo di lucidità, si ricorda di avere una pergamena utile. Al piano superiore.
Si volta e inizia a salire, lento, incredibilmente lento, mentre dietro di lui Cristona e Myra vengono colpite ancora e ancora, senza tregua.
Myra incassa un colpo, poi un altro e un altro ancora.
Il fiato le manca, il dolore si accumula, il sangue si fa strada sulla pelle mentre ogni movimento diventa più pesante del precedente.
E allora, dal fondo della stanza, Vryssal interviene come una luce in una notte oscura. Dalla sua Robe of Stars scaglia le stelle una dopo l’altra, piccole scintille che attraversano l’aria e poi esplodono, trasformandosi in un’onda di energia luminosa che travolge tutto ciò che incontra. La betulla viene investita, squarciata dalla magia, la sua furia spezzata in un’esplosione che illumina la stanza come un’alba violenta.
Nel frattempo, mentre Ramazith riesce ad aprire la porta chiusa e a trovare la famosa pergamena, Britz percepisce qualcosa: passi veloci e decisi. Dalla scala a chiocciola emergono due cultisti, ma non sono soli, dietro di loro, una figura vestita di blu, di un blu profondo come il mare aperto. La pelle è segnata da tatuaggi di tentacoli che sembrano muoversi sotto la superficie, e intorno a lei si diffonde una presenza fredda, umida, come se avesse portato con sé un frammento di oceano e oscurità.
La sua voce è calma, ma carica di qualcosa che non lascia spazio a interpretazioni. «Il mago è mio. Lascialo e avrai salva la vita.»





Comments
Post a Comment