Cap 52 - Fermi!



25° midwinter Luskan - 26° midwinter Waterdeep 

Avevamo lasciato i nostri eroi nel mezzo di una rissa elegante e raffinata contro Capitan Calloso, quattro adorabili diavoli barbuti, noti per il loro carattere pacato e la loro inclinazione al dialogo civile e un numero non specificato di pirati. 

La battaglia, purtroppo, non prende esattamente la piega sperata. 

Calloso, fedele alla sua tradizione, decide che è il momento perfetto per dileguarsi nel buio della notte, sgattaiolando fuori dalla taverna, i pirati e i diavoli, invece, restano e si buttano sulla warlock. 

Colpi. Altri colpi. Ancora colpi. Lei resta in piedi per puro mistero, incassando danni su danni e suppurando pus verde misto sangue da una ferita particolarmente pericolosa. 

Vryssal, colto da un improvviso e assolutamente disinteressato moto di premura nei confronti dell’elfa, decide di intervenire. Corre verso di lei, se la carica in spalla a mo’ di sacco di patate – con meno grazia di quella che probabilmente avrebbe voluto – e le assesta anche una sonora pacca sul sedere per sistemarla meglio. La warlock emette un gemito che è difficile classificare: forse dolore, forse indignazione, forse “mah, possiamo anche parlarne dopo”. 

E così escono dalla taverna seguiti da Britz che improvvisamente diventa l’adulto responsabile. 

Fuori, però, la situazione non migliora. Anzi. 

I diavoli barbuti li inseguono, decisamente offesi dall’idea che la rissa possa concludersi senza ulteriori traumi. Questa volta si buttano su Vryssal con entusiasmo infernale, e nel giro di pochi secondi il povero mezzelfo (assolutamente non malentifinisce a terra, privo di sensi. 

Ma è qui che entrano in scena Myra e Britzperché per quanto Vryssal faccia esasperare la warlock, nessuno può permettersi di fargli del male. 

Con un’abile mossa, lancia una magia che acceca tutti gli avversari. Il mondo diventa improvvisamente buio e disturbato da slurping noises per i diavoli, che scoprono quanto sia difficile inseguire qualcuno quando non si vede assolutamente nulla. 

E così, nel caos generale, i tre riescono a scappare tranquilli. Tranquilli si fa per dire, perché devono trascinarsi dietro il corpo privo di forze di Vryssal, che pesa molto più di quanto il suo ego lasci intendere. 

Riescono a salvarsi, e in gran parte il merito va alla mamma di Vryssal, grande sacerdotessa, che arriva come un turbine benevolo: li protegge da qualche parte non ben definita, li tiene d’occhio e li teletrasporta lontano dal caos della battaglia. In un battito d’occhio, i tre superstiti si ritrovano in un luogo sicuro, dove finalmente possono sedersi, respirare e recuperare le forze perdute. 

Il mattino seguente, le strade di Luskan si aprono davanti a loro. Myra, in preda a un’ispirazione fulminante, decide che è il momento perfetto per fare la dura, e si dirige faccia a faccia da un negoziante locale per procurarsi qualche pozza di Resistenza al Fuoco. Purtroppo, come spesso accade, le cose non vanno esattamente come previsto e il faccia a faccia degenera. Così, la warlock, con un misty step fulmineo, svanisce, lasciando il negoziante a maledire la sua scelta di vivere a Luskan e avere rivolto la parola a una pazzoide. 

Dopo un rapido scambio di chiacchiere, diventa chiaro a tutti: né Myra né Vryssal hanno alcuna voglia di rimanere nella città di pirati per conto di Dagult NeveremberBritz rimane perplesso e sbalordito e dopo un cenno d’intesa, salutano Luskan tornando Waterdeep, pronti a riprendere le loro avventure con ancora più disinvoltura. 





Appena scendono al porto, ancora convinti di poter camminare per almeno trenta secondi senza essere arruolati in qualcosa, la città decide di smentirli. 

Una figura emerge dall’acqua con naturalezza; non schizza, non ansima: semplicemente esce dal mare e cammina verso di loro come se fosse stata avvisata cinque minuti prima del loro arrivo. 

Si presenta come Uth’ivellios Citrea, emissario di Tharquarnaal, portavoce degli elfi del mare; porta i ringraziamenti ufficiali, ma soprattutto porta un problema.

Secondo la città, l’attacco a Waterdeep è stato agevolato dall’interno. Una spia, un infiltrato. Quello che sospettano essere un malenti, colluso con la Black Armada, che avrebbe facilitato l’avanzata del nemico. 

Poi arriva la parte interessante: la ricompensa. Potentissimi oggetti magici. 

E improvvisamente l’attenzione del gruppo sale del 3%. Proprio di poco, poco, poco. 

Vryssal, tuttavia, sorprende tutti: sembra più interessato al lato investigativo della faccenda. Chiede come distinguere un malenti da un vero elfo del mare. Si parla di comportamenti sospetti, atteggiamenti da infiltrato, approcci quasi… spionistici. Pugnali, furti… 

Emergono dettagli inquietanti: 

– appetito sessuale particolarmente intenso, con scarso successo.
– l’Occhio del Malenti, segno distintivo riconoscibile.  
– e, dettaglio fondamentale, i malenti non vengono mai attaccati dai pesci piranha. 

Quest’ultimo punto genera un momento di riflessione collettiva piuttosto silenzioso. 

Poi consegna i doni. 

Per Vryssal: una cuffia da piscina che, quando la indossa sott’acqua e pronuncia la parola sacra “bollabollabolla”, può respirare liberamente. Utile per un elfo del mare. 

Per Myra: un mantello di pelle di razza (bianca). Elegante. Misterioso. Sollevando il cappuccio può respirare sott’acqua e non puzza di pesce di pesce marcio.

Per Britz: un anello con zaffiro blu incastonato e piccoli artigli di drago da applicare alle dita (non al cazzo. Toglilo da lì), così può camminare sull’acqua.  



Mentre stanno per scendere giù tra le profondità del porto di Waterdeep arriva un accolito vestito di bianco con i simboli della luna che li ferma e si presenta: è Gordonssoos, con due esse in mezzo, una esse alla fine, e due oLe prime doppie esse sono singole, la esse singola si legge tripla.  

È un accolito del tempio della Sacerdotessa dell’Alta Luce della Luna, devoto alla dea Selûne, e serve nel Tempio della Luna, dove guida la grande sacerdotessa Meles(s)a, che richiede la loro presenza perché ha bisogno del loro aiuto. 

Gli eroi fanno appena in tempo a fare un passo, pronti per andare da Meles(s)a che— 

«FERMI!» Un uomo li raggiunge quasi correndo, ansimante ma determinato. Li invita, con tutta l’urgenza che riesce a mettere in una frase, a presentarsi da Lady Silverhand il prima possibile. 

Certo. Ovviamente.  

Annuiscono. Confermano. Sì, andranno. Non appena possibile. 

Fanno un passo. 

«FERMI!» Un’altra voce, un altro emissario. Questa volta è di Lady Abelin Nerovarco che richiede la loro presenza al tempio. 

Un respiro collettivo di chi ha appena capito che non metterà piede su una nave prima di aver parlato con mezza nobiltà di Waterdeep. 

«Sì, sì. Faremo tutto.» 

Uno alla volta chiuderanno le quest. 
Forse. 
Prima o poi. 

Il Tempio di Selûne è il più grande di Waterdeep dedicato alla dea della luna e della navigazione: una struttura imponente, con una gigantesca volta semisferica che riflette la luce come se fosse sempre notte piena di stelle. Intorno, torri dorate si slanciano verso il cielo, eleganti e luminose. Il portale è adornato da un’immagine solenne di Selûne che scaglia negli abissi un’altra divinità: Shar, dea dell’oscurità. Un messaggio architettonico piuttosto chiaro, nel caso qualcuno avesse dubbi su chi comanda lì dentro. 

All’interno vengono accolti con tutti gli onori. Candele, luce argentea, un silenzio quasi teatrale. E infine lei: la grande sacerdotessa Meles(s)a. 

La richiesta è seriaSelûne  spiega – accoglie tra le sue fila coloro che il mondo tende a respingere: i mannari. Lupi mannari, squali mannari… creature che altrove vengono cacciate, ma che sotto la luce della luna trovano disciplina e controllo. Tra questi esiste un corpo scelto: le Stelle d’Argento, guerrieri consacrati alla dea, strumenti della sua volontà. 

Di recente, però, qualcosa è andato storto. Un trio di squali mannari è scomparso dall’organizzazione. Secondo le informazioni raccolte, sarebbero stati reclutati da un equipaggio di pirati nell’arcipelago di Pandira. 

Pare che le loro famiglie siano state minacciate. La missione è chiara: rintracciarli e convincerli a tornare tra le fila delle Stelle d’Argento. Non eliminarli. Non punirli. Riportarli a casa. 

 



Vanno quindi da Lady Silverhand, una delle figure più potenti e influenti di tutto il Faerûn. Lei è… immensa. Magnifica. Solenne. Radiosa.
Un po’ vecchia. Insomma, una ciospa. Ma una ciospa divina, con secoli di potere politico sulle spalle e lo sguardo di chi potrebbe governare anche il meteo se ne avesse voglia.
Li riceve con eleganza, come se non avesse nulla di più urgente da fare che parlare con tre avventurieri pieni di sabbia, sale marino, cicatrici e quest arretrate.
Chiede loro una cosa facile facile: scoprire qualcosa di più su questo attacco della black armada.
Dove? Ma a Luskan naturalmente.
Il gruppo trattiene a stento le risate. Non è chiaro se il destino stia facendo ironia o se qualcuno stia semplicemente trollando la campagna.
Silverhand chiede loro di parlare con il capitano Dagmaer, della nave Suljack, perché anche secondo lei qualcosa non torna nell’attacco della Black Armada. Troppe coincidenze. Troppa facilità. Troppo odore di marcio – e non solo quello tipico dei pirati.
Alla domanda diretta su Dagult Neverember, risponde con diplomatica freddezza: è stato giustamente rimosso dalla guida. Fine. Nessun dettaglio succoso. Nessun pettegolezzo politico.
Poi Vryssal incalza. Diretto. Senza troppi giri di parole.


Aboleth.

Un’ombra passa negli occhi di Silverhand. È un’ombra piccola, ma c’è. Gli eroi capiscono immediatamente che lei sa qualcosa, ma non parla. Invece, fa qualcosa di molto più destabilizzante: un breve – fugace – occhiolino.
«Se volete indagare… non sarò certo io a fermarvi. Potete iniziare dalle taverne e dalle locande a chiedere. Lo Yawning Portal potrebbe essere un buon inizio…»
E lì il messaggio è chiaro: ufficialmente non sa nulla. Ufficiosamente… buona caccia.
Infine li nomina ufficialmente messi di Waterdeep. Un titolo che suona importante, prestigioso, quasi rispettabile. Li invita a usare il Castello di Waterdeep come base operativa ogni volta che ne avranno bisogno.



Adesso le strade davanti a loro ora sono molte. Troppe, forse.

Quale sarà la prossima mossa?






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