Riassunto 44 – Il nuovo amico Clapticos
20°
midwinter – Waterdeep
Una volta che
la polvere —e la gelatina— si sono finalmente posate, resta una sola domanda
sul tavolo.
La più
importante e la più fastidiosa: che diavolo fa, Conch?
Sanno solo una
cosa con certezza: è magia di evocazione. Il che, tradotto
dal linguaggio accademico a quello pratico, significa “qualcosa viene
chiamato da qualche parte che probabilmente non dovrebbe essere chiamata”.
Mentre il
gruppo risale lentamente verso la superficie, discutendo strategie, ipotesi e
piani che oscillano tra il prudente e il suicida, Myra smette di ascoltare. O
meglio: ascolta, ma contemporaneamente guarda altro.
Guarda il buco,
ma un buco diverso rispetto a quello che guarderebbe Vryssal.
Il grande
vortice centrale, quella cosa che non è acqua, non è luce, ma un
vortice che gira su sé stesso come se stesse cercando di ingoiare il mondo,
trascinando detriti, resti di creature e qualunque cosa si sia avvicinata
troppo. Un buco che non promette nulla di buono e mantiene ogni promessa.
Myra lo osserva
ed è lì che nasce l’idea: si lega una corda addosso, con quella calma
concentrata che precede sempre le sue scelte peggiori, e prima che qualcuno
riesca a dire qualcosa di sensato, si lascia trascinare.
All’inizio è
solo forza, poi è pressione, poi è dolore.
Il mondo
diventa un vortice nero che si stringe, si contorce e lacera. La pelle si apre,
la carne sembra strapparsi via, ogni fibra del suo corpo urla mentre viene
tirata sempre più giù. Poi il buco la
rigetta. Myra viene sputata fuori, scagliata via con violenza, travolta da
acqua bollente, fiamme liquide e un dolore che la riporta alla coscienza nel
modo peggiore possibile.
Tornati in
superficie, la prima cosa che li accoglie non è la gloria; sono i cadaveri. Galleggiano
pigri sull’acqua come a voler ricordare di ciò che è appena successo, mentre
più al largo, a circa trecento metri dalla costa, la nave della Black Armada
vira lentamente e batte in ritirata. Non con dignità, ma con quella fretta
malcelata di chi ha capito che, per oggi, la compagnia del cervelletto ha vinto.
I quattro si concedono finalmente una tregua. Riposano, recuperano fiato, ricuciono ferite e nervi, e soprattutto si siedono a guardare Conch. La osservano da ogni angolazione possibile, la girano, la studiano, la fissano come se prima o poi dovesse parlare da sola.
Nessuno capisce davvero cosa sia. Nessuno, almeno finché Vryssal non sospira, con quell’aria da “questa cosa l’ho già sentita raccontare, me l’ha detto mio padre”.
Non è un semplice oggetto magico, ma un corno. Si soffia dentro, e ciò che deve accadere… accade.
E così fa: il suono è profondo. L’aria davanti a loro si riempie di vapore, una nebbia che vortica su sé stessa, si stringe, prende forma, finché davanti al gruppo appare una creatura che nessuno si aspettava.
È… adorabile.
Grassoccia, tondeggiante, con un’aria allegra e un accento marcato e teatrale che non sanno a che regione si può adattare. Si presenta con un inchino solenne: è il Sultano Clapticos delle Grandi Onde. Dice di provenire dalle Grandi Isole della Luna, ringrazia calorosamente per essere stato liberato e riconosce, con assoluta naturalezza, che loro sono ora i suoi nuovi padroni.
Clapticos spiega di appartenere ai marid, cugini dei geni, creature profondamente legate al mare. Hanno un potere enorme, certo, ma niente desideri da esaudire. Niente trucchi da favola. Solo alleanze, favori e vendette molto, molto lunghe.
Parlano a lungo. Clapticos racconta di essere stato un tempo capitano di un grande vascello, prima di essere catturato da un mago kalishita di cui non ricorda più il nome. Un tipo con amici poco raccomandabili, tra cui Yugoloth che gli ha cancellato parte della memoria. Tutto, a quanto pare, per conto della sua più grande rivale: la Sultana Papadopulus della Tempesta di Zaffiro.
Per raggiungerla servirà un viaggio extraplanare, nel Piano Elementale dell’Acqua, verso un luogo dal nome promettente: l’Isola del Terrore.
Nulla che suoni anche solo vagamente rilassante.
I quattro si concedono finalmente una tregua. Riposano, recuperano fiato, ricuciono ferite e nervi, e soprattutto si siedono a guardare Conch. La osservano da ogni angolazione possibile, la girano, la studiano, la fissano come se prima o poi dovesse parlare da sola.
Nessuno capisce davvero cosa sia. Nessuno, almeno finché Vryssal non sospira, con quell’aria da “questa cosa l’ho già sentita raccontare, me l’ha detto mio padre”.
Non è un semplice oggetto magico, ma un corno. Si soffia dentro, e ciò che deve accadere… accade.
E così fa: il suono è profondo. L’aria davanti a loro si riempie di vapore, una nebbia che vortica su sé stessa, si stringe, prende forma, finché davanti al gruppo appare una creatura che nessuno si aspettava.
È… adorabile.
Grassoccia, tondeggiante, con un’aria allegra e un accento marcato e teatrale che non sanno a che regione si può adattare. Si presenta con un inchino solenne: è il Sultano Clapticos delle Grandi Onde. Dice di provenire dalle Grandi Isole della Luna, ringrazia calorosamente per essere stato liberato e riconosce, con assoluta naturalezza, che loro sono ora i suoi nuovi padroni.
Clapticos spiega di appartenere ai marid, cugini dei geni, creature profondamente legate al mare. Hanno un potere enorme, certo, ma niente desideri da esaudire. Niente trucchi da favola. Solo alleanze, favori e vendette molto, molto lunghe.
Parlano a lungo. Clapticos racconta di essere stato un tempo capitano di un grande vascello, prima di essere catturato da un mago kalishita di cui non ricorda più il nome. Un tipo con amici poco raccomandabili, tra cui Yugoloth che gli ha cancellato parte della memoria. Tutto, a quanto pare, per conto della sua più grande rivale: la Sultana Papadopulus della Tempesta di Zaffiro.
Per raggiungerla servirà un viaggio extraplanare, nel Piano Elementale dell’Acqua, verso un luogo dal nome promettente: l’Isola del Terrore.
Nulla che suoni anche solo vagamente rilassante.
Prima di
partire, Clapticos aggiunge un ultimo dettaglio, detto con leggerezza ma
annotato con grande attenzione dagli eroi: la conchiglia era stata portata giù
negli abissi da un elfo del mare per conto di Abelyn Nerovarco.
E così, mentre
il mare torna lentamente a respirare e la tempesta si allontana, la Compagnia
del Cervelletto si prepara per un bel viaggio extraplanare molto umido.



Non hai reso bene l'accento di Clapticos in questo racconto :D
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