Capitolo 45 – il piano elementale dell’acqua




20° Midwinter- piano elementale dell'acqua.

Il portale si schiude con uno sciabordio; Clapticos non perde tempo, si tuffa dentro con la naturalezza di chi sa esattamente dove sta andando, mentre subito dopo, gli altri, non fanno in tempo a scambiarsi uno sguardo che lo seguono senza farsi troppe domande.

Riemergono su una spiaggia abbagliante, calda, viva. Sabbia chiara, palme cariche di cocchi, aria densa di sale e voci. Intorno a loro c’è movimento, risate, gente che va e viene come se quel luogo fosse il centro del mondo. Ed è allora che capiscono di essere arrivati su un’isola del Piano Elementale dell’Acqua.
Davanti a loro si estende un piccolo villaggio costruito su una penisola artificiale che si spinge verso l’oceano. Le strutture sono leggere, curve, nate per resistere all’acqua più che al vento.
Clapticos li osserva con soddisfazione. «Benvenuti,» annuncia, allargando le braccia. «Voi volere entrare nella Borsetta della Sirena?»
La “borsetta della sirena” si rivela essere una locanda. O, più precisamente, una gigantesca conchiglia traslucida, posata su un isolotto poco distante dalla riva. Dall’interno filtra una luce morbida, iridescente, che trasforma l’acqua in vetro colorato.


Dentro è un tripudio di stranezze. Aldani che discutono animatamente, gamberi umanoidi che bevono come scaricatori di porto, elementali dell’acqua che fluttuano tra i tavoli.

Dietro il bancone c’è il proprietario: un’orca umanoide dall’aria perennemente entusiasta, che si presenta come il Capitano Clipper. Ride, saluta, versa da bere come se nulla al mondo potesse andare storto.
I quattro si sistemano sugli sgabelli e fanno quello che ormai sanno fare meglio: rimettere insieme i pezzi. Chiacchierano di Clapticos, della Sultana Papadopulos, della rivalità che li divide e del modo in cui lei si muove sempre senza mostrarsi mai.
Clipper ascolta, annuisce, conferma. Sì, Papadopulos è una marid. Sì, ha pagato uno yugoloth. Un hydroloth, nello specifico: un mercenario anfibio, viscido e pericoloso, con la forma di un gigantesco rospo umanoide coperto di spine.
Gli yugoloth, spiega, non fanno favori. Fanno affari. E preferiscono discuterli nella Camera dei Coralli, una stanza sommersa dove nessuno ascolta troppo attentamente.
Alla domanda su dove si trovi la Sultana, Clipper scuote la testa. Nessuno la vede. Nessuno sa dove sia. Ma qualcuno, forse, sa più di quanto sembri.
Vryssal allunga qualche moneta sul bancone, con l’aria di chi non sta pagando da bere e Clipper capisce al volo. A volte uno yugoloth frequenta la Camera dei Coralli. Un mezzoloth nello specifico. Uno che potrebbe sapere qualcosa in più.



La Camera dei Coralli, al piano di sotto, li inghiotte avvolgendoli con l’acqua fresca e al centro della stanza, con l’eleganza di un incubo capitato lì per sbaglio, c’è un mezzoloth.
È una creatura orribile: una brutta copia di un miscuglio tra una cimice e uno scarafaggio. Sta discutendo a distanza ravvicinata con cinque pirati alla cui guida, c’è un tritone vestito da pirata anch’esso, cappello a tricorno, uncino, gamba di legno e tutto il resto. Si spingono, si strattonano, si rinfacciano cose con i gesti larghi e le mani che scivolano nell’acqua come lame, e la parola che tornasempre la stessa, ripetuta in tutte le lingue e in tutti i toni possibiliè una sola.
Soldi.
E, in quell’istante, i quattro ipotizzano che forse la cosa più furba è quella di starsene in disparte e vedere come va a finire.




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