Capitolo 41 – Un rimasuglio di Rascebyeh e il ritorno della black armada.



19° midwinter - Waterdeep

Dopo aver parlato con Yagra e aver scoperto dell’esistenza di una taglia bella grossa appesa al nome di Rascebyeh Qathan, la compagnia esce dallo Yawning Portal con quell’aria tipica di chi sa che le cose stanno per complicarsi. L’aria di Waterdeep è densa di sale, voci e problemi irrisolti, e proprio mentre tutti stanno ancora riorganizzando mentalmente bugie, sospetti e tradimenti, il destino decide di intervenire. E lo fa nel modo più elegante possibile: piazzando Rascebyeh esattamente davanti a loro.
Viva. In carne e ossa. Con quell’espressione che dura giusto il tempo di incrociare i loro sguardi prima di girare i tacchi e partire a correre come Pistorius fosse fuori di galera, e lei fosse la sua fidanzata.
«Ci servirebbe viva,» prova a dire Myra, ma la frase non arriva alla fine, perché Britz, ha già tirato la sua freccia ancor prima che finisca di parlare. La prima freccia la prende in piena schiena, precisa come una sentenza. Rascebyeh inciampa, si volta solo per capire cosa l’abbia colpita, e in quell’istante la seconda freccia le si pianta dritta in mezzo agli occhi. Cade a terra con un tonfo poco dignitoso, e per un secondo tutto sembra fermarsi. Poi Waterdeep riparte. Urla, gente che si scansa, qualcuno che grida alle guardie, qualcun altro che grida solo per il gusto di gridare. Le guardie sono vicine, e la situazione sta per degenerare in modo estremamente poco favorevole.
È Vryssal a reagire per primo. Con prontezza, finge di rimettere via l’arco, alza la voce e urla «PER GLI XANATHAR!» con una convinzione tale da risultare quasi credibile, poi scappa nella direzione opposta, attirando su di sé sguardi, sospetti e almeno una guardia che si mette a inseguirlo.
Nel frattempo, il resto del gruppo improvvisa come solo loro sanno fare. Synthariel urla che Rascebyeh era sua sorella per scelta, con una sicurezza che non convince nessuno ma confonde tutti. Myra valuta seriamente l’idea di accecare mezza strada pur di recuperare il corpo indisturbata, mentre Britz, ridacchiando tra sé, si infila tra le gambe dei passanti e sparisce dalla vista come solo lui è abituato a fare. Poi, con una velocità indicibile, trovano un tombino; lo aprono, si infilano dentro con il corpo e spariscono sottoterra, lasciandosi alle spalle l’intera città


Il tunnel in cui precipitano non è una fogna, e questa, sorprendentemente, è una buona notizia. È stretto, poco più di un metro e mezzo d’altezza, costringe chiunque superi l’altezza media di un halfling a camminare piegato in avanti con la dignità di una persona che ha sbagliato tutte le scelte della vita. Le pareti sono in pietra viva, consumata, ma non sporca. Niente acqua stagnante, niente odori sospetti. Solo silenzio, simboli incisi e una sensazione strana…
Britz è il primo a capirlo; si ferma, osserva le incisioni, passa una mano su una runa scolpita con cura. Poi annuisce.
«Non sono fogne,» dice. «Siamo nei tunnel sotterranei.» Tunnel veri. Antichi. Un intero network di gallerie che corre sotto Waterdeep come un secondo cuore pulsante, separato dalle fogne e separato dalla superficie. Case, rifugi, passaggi segreti per gnomi e halfling che vivono lì sotto da generazioni.
E ovunque, incisi sulle pareti, sugli archi, sulle pietre angolari: i simboli di Baravar Mantodombra, il dio degli gnomi. Protezione. Segretezza. Ombre amiche.
Britz riconosce anche il segno del capo: Ompar Darghet. Questo posto ha delle regole. E loro, al momento, le stanno violando con un cadavere al seguito; meglio muoversi in fretta.
Con una coordinazione ormai fin troppo collaudata, Britz, Myra e Synthariel attivano un Rope Trick, nascondendosi in una tasca extradimensionale sospesa sopra il tunnel. Da lì possono osservare, aspettare… e soprattutto interrogare Rascebyeh senza testimoni quando Vryssal li avrà raggiunti.
Vryssal, nel frattempo, entra nel network da un altro passaggio. Si muove con cautela, studia l’ambiente, memorizza le vie di fuga, prende nota mentale di almeno tre percorsi alternativi nel caso le cose vadano —come spesso accade—a rotoli.
Quando finalmente si ricongiungono, il tempo delle improvvisazioni finisce; è il momento delle risposte.

        


Vryssal si china sul corpo di Rascebyeh e lancia Speak with Dead, fingendo la voce e l’atteggiamento di uno Zhentarim.
Le domande cadono una dopo l’altra, fredde e precise: 

«Manshoon vuole sapere a chi hai dato la Conchiglia.» 
«La Conchiglia è nelle mani di Abelyn Nerovarco.»

«Perché Avelyn ha chiesto di rubarla?»
«Non lo so.»

«Perché il tempio era vuoto?»
«Non lo so… ma era vuoto. C’eravamo solo io e lei.»

«Sei certa di averla data proprio ad Avelyn?»
«Sì. Anche se non l’avevo mai incontrata prima. È una figura troppo conosciuta in città per dubitarne.»

Ogni risposta non fa che rendere la situazione più inquietante.
Alla domanda sulle sedi degli Zhentarim, Rascebyeh conferma quello che già sospettavano: le basi sono ovunque, ma nessuno conosce la posizione del rifugio di Manshoon, a meno di non appartenere ai ranghi più alti. Il rifugio di Rascebyeh, invece, si trova nel quartiere del porto, nascosto sotto le mentite spoglie di un innocuo negozio di esche da pesca: ESCHE DA PESCA S.A.S.
E chi ci lavorava, fingendo di essere un semplice impiegato?
Michaëlssas. 
Coincidenze? Io non credo.
Con le informazioni necessarie finalmente in mano, il gruppo recupera la taglia sulla testa di Rascebyeh tramite Yagra.


Il pomeriggio scivola lentamente verso il tramonto e, come se il mare avesse un orologio interno tarato sul disastro, la Black Armada comincia ad avanzare. Le navi sono ancora lontane, ma la tensione no.
Gli eroi discutono a lungo: strategie, ipotesi, piani sensati che vengono scartati uno dopo l’altro con la stessa facilità con cui nascono. Alla fine, prendono la decisione più coerente con la loro gloriosa carriera: non avvisare nessuno. Niente guardie, niente maghi supremi, niente alleanze ufficiali. Aspetteranno. Lì. Pronti. Come sempre.
Il Dock Ward è un brulicare di odori, rumori e riflessi d’acqua. Il cono di luce che sale dal mare è chiarissimo, pulsante, innaturale: un faro al contrario, che non guida le navi ma le chiama. È proprio mentre Vryssal scala il faro che il sole inizia a scendere. Dall’alto, scrutando l’orizzonte, la vede: una nave. E intorno, il mare che si muove in modo sbagliato, come se qualcosa stesse strisciando sotto la superficie, dirigendosi lentamente verso l’ingresso del porto.
Vryssal non perde tempo. Si lancia dal faro con un tuffo che meriterebbe applausi, attiva l’immovable rod a mezz’aria, si aggancia, ruota su sé stesso con una piroetta perfetta e finisce in acqua come se fosse parte di uno spettacolo acrobatico di altissimo livello.
Peccato che non lo veda nessuno.
Nel frattempo, il resto del gruppo si arrangia come può: c’è chi nuota emanando un inconfondibile aroma di pesce marcio, chi si fa trascinare surfando grazie a un levitate piazzato con più entusiasmo che precisione, e chi fa scappare ben due cavalli dal valore di 150 monete d’oro perche, non si capisce manco come, non si fida a lasciarli lì. Alla fine, però, arrivano tutti nello stesso punto: davanti al fascio di luce che squarcia l’acqua scura.
È lì che i sahuagin si sono immersi. È lì che stanno andando a prendersi Conch.
Ed è lì che la Compagnia del Cervelletto capisce una cosa molto semplice: questa non è la fine di niente.
È solo l’inizio. Un’altra battaglia sta per scoppiare. E loro, come sempre, non hanno alcuna intenzione di uscirne a mani vuote.



Comments

  1. Ma quindi, Esche da pesca sas è vuoto! Possiamo occuparlo!!!
    Diventa un nascondiglio sicuro come la casa di Bern...

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