Cap 43 - Un ritrovamento totalmente inaspettato
19°Alturiak – Waterdeep
sera
Britz resta
nella grande sala, le spalle appoggiate a una colonna corrosa dal sale, l’arco
pronto e lo sguardo che corre avanti e indietro come un cane da guardia troppo
basso per il cancello ma estremamente motivato. È il suo territorio, adesso.
Gli altri tre, invece, si infilano nella stanza segreta con quell’aria
concentrata di chi sta per toccare cose che sicuramente non andrebbero toccate.
Non passa molto
prima che l’acqua intorno a loro cambi ritmo.
Un fremito. Un
movimento sbagliato. Un’ombra che non dovrebbe esserci.
Altri sahuagin.
Altri squali.
La Compagnia
del Cervelletto non ha bisogno di dirsi nulla: l’idea nasce e si completa in
mezzo secondo. Si rintanano nella sala segreta e chiudono la porta alle loro
spalle, trasformando quel corridoio ossuto e blasfemo in una trappola elegante
e letale. Se i nemici vogliono entrare, dovranno farlo uno alla volta. E
moriranno con ordine.
Ed è
esattamente quello che succede.
I sahuagin
arrivano carichi di entusiasmo e gli squali li seguono, convinti che questa
volta il pasto sia garantito, ma appena la porta si apre, la stanza si anima:
colpi precisi, magie che brillano nell’acqua e movimenti coordinati che sanno ormai
di abitudine.
Nel giro di
pochissimo, acqua, sangue e artigli, diventano un unico miscuglio torbido.
Quando tutto finisce, non restano che pezzi di sahuagin, squali molto meno
convinti delle proprie scelte di vita e quattro eroi perfettamente consapevoli
di aver appena deciso cosa mettere nella zuppa di pesce che si mangeranno non
appena avranno portato a termine questa ennesima scocciatura.
Proseguendo
nella ricerca della famigerata Conch, i quattro si trovano davanti a un
corridoio che, già a colpo d’occhio, promette malissimo. Dall’oscurità emergono
frammenti indistinti: un braccio, una coda, qualcosa che un tempo era stato un
tritone e che ora è solo una pessima scelta di vita che galleggia lentamente
verso il nulla. L’acqua vibra, pulsa, si muove in scosse irregolari, come se lì
dentro fosse in corso una colluttazione tanto violenta quanto sbilanciata.
Poi il
corridoio si apre in una grotta naturale e quello che vedono non è uno scontro,
ma un massacro.
Tentacoli neri,
enormi, si muovono con una lentezza quasi pigra mentre finiscono di fare a
pezzi un paio di predoni sahuagin e due squali che, a giudicare
dall’espressione vitrea, stanno rivalutando tutte le loro scelte. Le creature
che dominano la grotta non sono semplici bestie marine: sono giganteschi
polipi, piccoli kraken dei mari, abbastanza grandi da schiacciare, stritolare e
devastare qualunque cosa osi entrare nel loro spazio vitale.
Il gruppo si
ferma; c’è paura, certo, ma c’è anche quel silenzio carico di tensione. Ed è
qui che Myra prende la parola; parte con una filippica degna di una predica
divina—una dissertazione appassionata, convinta, assolutamente non richiesta—su
quanto sia fondamentale che loro passino, su come la protezione di Conch e del
Tempio di Umberlee renda questa missione non solo necessaria, ma addirittura
inevitabile. Vryssal, nel dubbio, apre una chiamata diretta al tempio per
parlare con Abelyn Nerovarco, certo che una spiegazione ufficiale risolverà
tutto, ma Abelyn, a quanto pare, è impegnata anche lei nella guerra in
superficie. La chiamata resta aperta, accompagnata da una canzoncina fastidiosa
che rimbalza nell’acqua come una presa in giro.
Myra sospira.
Poi fa ciò che sa fare meglio: la persuasione entra in scena. Cinquecento
monete d’oro passano dalle loro tasche ai loro tentacoli e a queste si aggiunge
una preghiera ad Umberlee, pronunciata in infernale—perché se devi rivolgerti a
una dea del mare vendicativa, tanto vale farlo nella lingua giusta.
Umberlee amica del mare, solo tu ci fai sognare.
Umberlee
anima mia, prendici e portaci via
Tu,
unica e sola, quando salti dentro l’aiuola (marina)
Tu ci ami e ci proteggi, ma quel muro non carteggi.
I due
“buttafuori” tentacolati esitano, valutano, e infine si spostano e l’accesso
viene concesso.
La stanza in
cui mettono piede è buia in un modo che non ha nulla di naturale. Non è
semplice assenza di luce: è come se un inchiostro oleoso, denso e vivo,
inghiottisse qualunque cosa provi a brillare. La vista fatica ad adattarsi,
l’acqua sembra più pesante, quasi vischiosa. Dall’altra parte della sala,
appena percettibile, si intravede uno scrigno di metallo nero. Ma come potevano
immaginare, non sono soli.
Tre sahuagin
sono già stati inglobati da quella sostanza scura. Le loro sagome si muovono
lentamente, deformate, mentre soccombono senza nemmeno riuscire a urlare. Altri
due, nel tentativo disperato di fuggire, emergono all’improvviso dall’oscurità
e per poco non sbattono addosso agli eroi che stanno entrando.
È Vryssal a
rompere l’incantesimo del panico con la cosa più sensata possibile. Ricorda a
Myra che il suo abito da sposa non è solo elegante, indistruttibile, sempre
pulito e ostinatamente asciutto anche sott’acqua, ma può farle castare un
daylight.
Un istante
dopo, una luce esplode nella stanza come se qualcuno avesse strappato via il
velo dell’oscurità. L’inchiostro si ritrae, l’ombra si spezza, e finalmente la
stanza si rivela per ciò che è davvero: le pareti sono completamente ricoperte
da una gelatina nera e lucida, viva, pulsante. Un alone verde scuro si diffonde
nell’acqua, e la creatura sembra reagire male a quella luce.
Lo scontro con
i sahuagin è inevitabile e brutale. L’acqua si riempie di sangue, colpi,
movimenti frenetici. È uno scontro doloroso e pericoloso, in cui nessuno può
permettersi distrazioni. La gelatina, nel frattempo, termina di inglobare le
sue vittime e poi, con una lentezza inquietante, si avvicina. Senza volerlo, finisce
persino per aiutare il gruppo a eliminare l’ultimo sahuagin rimasto.
E allora resta
solo un problema.
Questa volta
non ci sono esitazioni. Combattere corpo a corpo sarebbe un suicidio
annunciato, quindi ogni attacco arriva da lontano. Distanza. Precisione.
Coordinazione. La Robe of Stars githyanki si rivela fondamentale, trasformando
il combattimento in una pioggia di colpi letali che, uno dopo l’altro,
smembrano e consumano la creatura.
Quando tutto
finisce, della gelatina non resta che un alone nerastro, scuro e decisamente
maleodorante che si disperde lentamente nell’acqua.
Il silenzio—finalmente—torna
a impadronirsi della stanza.
E una cosa appare
finalmente sotto ai loro occhi, all’interno dello scrigno che viene velocemente
aperto.
Una bellissima
conchiglia.





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