Cap 35 - Andiamo al bordello?
17° midwinter -
Neverwinter
I mesi sembrano passati da quando Arbek è caduto, da quando ci siamo scordati i nomi delle tre druide (Lillicra Greyweed, Shannele Dunstone e Mireene Driftman) e da quando Mireene ha tentato di ucciderli. Nemmeno ci si ricorda chi ha proposto di usare speak with dead sul corpo di Arbek, ma se qualcuno propone un’attività ricreativa deficiente, la compagnia di avventurieri sogna.
Sì,
perché Vryssal, con la sua innata eleganza, indossa l’anello magico. Risultato:
freddo, stretto, linfa vitale risucchiata e un improvviso, irrefrenabile
istinto di mettersi il dito in posti poco convenienti. Ma alla fine funziona:
il morto parla.
Le
risposte non sono proprio rassicuranti:
- È stato trasformato dal “potere
infinito del mare”
- Mireene era solo una schiava.
- Tutto questo serviva a ficcare il
naso nei segreti della sovranità abolethica.
- La Black Armada? Un’altra pedina
nello stesso ingranaggio marino.
- E sì, tutti quanti alleati con
sahuagin, mostri e compagnia brutta mangiacervelli.
Myra
ascolta, impallidisce e poi confessa chi è:
Myra Mairee nacque nelle
profondità dell’oceano, figlia di un’antica stirpe di merfolk, in una civiltà
dove le conchiglie proteggono e le alghe si stringono come catene. La sua gente
viveva in silenzio e obbedienza, seguendo tradizioni millenarie e venerando un
potere oscuro e insondabile: l’Abisso.
Un’entità primordiale,
smisurata, capace di distruggere o creare con un solo pensiero. Ogni
generazione sceglieva una sola Guardiana, una prescelta, destinata a fondersi
con l’ignoto e portarne il peso. Myra era quella prescelta. E per un tempo, fu
fiera del suo destino.
Ma l’orgoglio lasciò
spazio al dubbio quando gli anziani le ordinarono di scatenare l’ira
dell’Abisso contro gli esseri della superficie. Non le fu data alcuna
spiegazione, solo un comando: distruggere ogni cosa che camminasse sulla terra
emersa. Un ordine cieco, brutale, insensato.
Myra rifiutò. Non piegò
la testa, non pronunciò il giuramento. E per questo fu tradita. I suoi stessi
genitori la condussero dinanzi agli anziani, la offrirono come un oggetto
fallato, come se la sua volontà fosse una malattia da estirpare.
La torturarono. La
incatenarono con corallo affilato che le lacerò la pelle. Le incisero rune
antiche nella carne, progettate per spezzare la mente e il cuore. E infine, la
condannarono alla morte. E morirono le sue grida, come bolle nell’acqua.
Fu allora che l’Abisso
aprì gli occhi.
Il potere che Myra aveva
rifiutato non la punì. La reclamò. La invase. Non era né bene né male: era
fame, conoscenza, verità cruda e selvaggia. Myra rinacque in un corpo nuovo, su
una spiaggia lontana, bagnata dalle onde gelide di Neverwinter.
Non era più una merfolk.
Era un’elfa.
Vuota, ma colma.
Spogliata di tutto, ma traboccante di qualcosa di antico e profondo. Non sapeva
nulla del patto, del suo patrono, né delle regole dell’oscuro legame che ora la
animava. Eppure, sentiva quel potere scorrere dentro di sé, come il mare
stesso. Non una voce, ma una presenza. Sempre lì.
Quel giorno, sola e
spaesata, incontrò Synthariel…
Non
ha dubbi sulla sua posizione: se dovesse scegliere tra gli amici e l’Abisso…
sceglierebbe l’Abisso. Lui l’ha salvata, lui l’ha fatta rinascere e lui le
ordina.
E
lei esegue.
Silenzio
tombale.
Synthariel
e Britz in crisi esistenziale, si allontanano, si voltano, le danno le spalle.
Vryssal invece alza le spalle: “Capita. Forse ti sta solo usando”, Lei lo sa, ma
non c’è tempo per la psicoterapia di gruppo. Se ne occuperanno quando si troveranno
davanti alla scelta.
Arbek
viene portato in piazza e bruciato come falò di San Giovanni.
Mireene
invece imprigionata e verrà consegnata all’Enclave di Smeraldo a Waterdeep,
dove sarà giudicata.
Britz,
da bravo investigatore non appassionato di natura, si intrufola nella capanna
delle druide. Trova di tutto: manuali di botanica, enciclopedia in cinque
volumi sul tè, e persino “Come cucinare orsogufi e le loro uova” (best seller
locale che si intasca all’insaputa di Synthariel).
Scova
anche un cassetto segreto con trappola ad ago (che ovviamente gli si pianta
addosso). Dentro Qualche soldo, ma ahimè nessuna pietra lunga e affusolata.
Quello
che invece tovano nella casa di Myrene è il diario di Arbek e una prima pagina
del fax della società del kraken.
Nel
diario spuntano nomi grossi: la Società del Kraken, un certo Tentrix il Re del
Mare che ha il trono nelle isole Nelather e legami diretti con la Black Armada.
Tutto
molto inquietante… quindi ovviamente qualcuno propone: “Ok, andiamo al
bordello?”
Decisione unanime.
L’isola
galleggiante che ospita La Maschera della Pietra della Luna è collegata
da un ponte sospeso: all’ingresso due buttafuori mascherati li lasciano entrare
dentro, dove si respira un’atmosfera alla Eyes Wide Shut: velluti,
maschere, gente che limona negli angoli, qualcuno canta, qualcun altro beve.
Sul palco, una nana col liuto che dà il meglio di sé in una versione di muscolo
rosso versione acustica.
(https://open.spotify.com/track/5u0jWwaXYefwbORQVtH9Km?si=1b6b41dc05894d19)
La proprietaria, Lysette Teldar (detta “Giuliana” per gli amici), li accoglie sorridente.
Ma
la serata prende subito una piega strana: entra la Generalessa Sabine, donna
dall’aspetto truce, che si trascina un ragazzino per i capelli verso le scale. Lui
non sembra affatto contento, ma il tutto potrebbe essere un gioco di ruolo
particolarmente realistico.
Synthariel
parte all’attacco per fermarla, ma niente da fare: Sabine ha carta bianca. Myra
chiede spiegazioni, e la risposta è agghiacciante: Sabine è il capo di tutti
gli eserciti di Neverwinter.
Synthariel
non ci sta. Decide di seguirli, mentre Britz e Vryssal, invece, sono troppo
impegnati a sperperare soldi e a godersi l’open bar, mentre signorine discinte scuotono
tette e mostrano sederi dalle rotondità perfette.





"Tutto molto inquietante… quindi ovviamente qualcuno propone: “Ok, andiamo al bordello?”
ReplyDeleteDecisione unanime."
TOP!